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Funes el memorioso

Tutti possono mettere in circolazione le proprie idee grazie alla rete e la rete ricorda tutto, ma fino a che punto è utile e necessario? In un meraviglioso racconto “Funes el memorioso”, pubblicato nella raccolta Finzioni, Jorge Luis Borges recconta di Funes; un ragazzo di una piccola cittadina argentina dotato di una memoria prodigiosa.

Jorge Luis BorgesUna memoria che ricorda tutto oltre qualsiasi possibile immaginazione. Funes trovava il linguaggio troppo semplice e schematico perché non comprendeva come potesse esserci una sola parola per chiamare le nuvole quando le nuvole erano continuamente in movimento e le nuvole di mezzogiorno non erano già più uguali alle nuvole di mezzogiorno e un minuto.
Funes ricordava posizione e colore delle 
nuvole di ogni minuto di ogni giorno di ogni anno della sua vita ed avrebbe voluto che esistesse una parola per ognuna di quelle nuvole. Se noi con la parola foglia possiamo indicare anche tutte le foglie di un albero per Funes non era così perché ogni foglia, dal colore, dalle venature e dai bordi era diversa da un'altra e Funes con una sola occhiata riusciva a memorizzarle tutte ed a ciascuna avrebbe voluto dare un nome. 
Mi è tornato in mente questo racconto di Borges pensando alla possibilità che c'è oggi di conservare, per sempre, tutto quello che viene prodotto dalla mente dell'uomo. L'utile, ma anche l'inutile o il dannoso. E mi chiedo se sia giusto o meno. Se sia o no opportuno. Credo che la cultura, oltre che bagaglio, accumulo di conoscenze e capacità di collegamento sia anche (o soprattutto?) selezione. Capacità di trattenere ciò che vale la pena di trattenere e di dimenticare beatamente ciò che non serve, o è ridondante. Si sostiene spesso che la cultura la impongono i modelli vincenti (i vincitori) a scapito degli sconfitti e certamente c'è del vero in questo. Ma se oggi molti conoscono Mozart e pochi sanno chi era Salieri è solo per un buffo scherzo del destino o perché la musica di Salieri non era così grande come quella di Mozart e se oblio c'è stato il mondo in fondo non ha perso moltissimo? E che dire di poeti e scrittori che non hanno retto alla prova del tempo mentre Dante è giunto fino a noi e continua ad appassionare migliaia di lettori attenti? Forse la selezione che c'è stata non sarà stata la migliore possibile, ma se Beethoven o Scarlatti continuano ad appassionarci al contrario di tanti musicisti misconosciuti una qualche ragione deve pur esserci e non può essere spiegata come l'arroganza di chi ha vinto. E oggi invece? Chi fa da filtro? Chiunque può pubblicare in rete quello che vuole e la rete continuerà a ricordarlo ed a riproporlo; probabilmente per sempre. E' giusto? In rete troviamo siti su siti che ci raccontano tutto sul Sacro Graal e sui templari; siti che propongono improbabili cure mediche o migliaia di pagine in cui si nega la Shoah o si fa l'apologia di ideologie che hanno portato l'umanità ad un passo dal baratro.  Oppure manuali per costruirsi in casa bombe o indicazioni su come procurarsi droghe. Ed è tutto alla portata di tutti; pronto e disponibile con pochi click. E la rete ricorderà tutto per sempre.
Quali sono allora le difese che possiamo mettere in campo? Come fare a dimenticarci tranquillamente filtrando quello che è giusto da quello che lo è meno? Intendiamoci, la rete è anche (e soprattutto) un formidabile strumento di conoscenza e di democrazia. 
L'esplosione dei social network ha aumentato a dismisura le capacità e le possibilità di partecipazione delle persone. E se oggi un abitante di una piccola città africana può chiacchierare e scambiare opinioni con un abitante di New York questo lo dobbiamo alla rete. Ma è anche vero che dobbiamo imparare a filtrare, visto che in questo mondo non c'è più chi può farlo per noi. Internet non è un enciclopedia i cui contenuti sono stati vagliati e validati da persone con competenze sui singoli argomenti. Internet è (quasi) totalmente libera ed allora dobbiamo attrezzarci noi per distinguere l'informazione buona dalla patacca. La cura medica attendibile da quella rivelata sulla terra a qualcuno dagli alieni (sic). Dobbiamo farlo da soli? Secondo me no. Penso che la scuola dovrebbe raccogliere questa enorme sfida non per dire agli studenti (cittadini e navigatori di domani) cosa è buono e cosa non lo è; cosa è attendibile e cosa non lo è, ma più semplicemente cercare di fornire a ciascuno gli strumenti per essere in grado di valutare autonomamente cosa valga la pena di leggere e cosa no, ciò che può essere attendibile e ciò che non può esserlo; cosa filtrare nel personale setaccio della cultura e cosa no. La sfida è enorme, ma va raccolta, altrimenti si diventerà come il povero Funes, che grazie alla prodigiosa memoria che non dimenticava nulla aveva imparato in pochi giorni il greco ed il latino, ma non sapeva cosa farsene e spesso non era in grado di comprendere ciò che leggeva.
Questa è la sfida che attende la nostra società e che non può essere elusa. Saremo in grado di farlo?

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